Adhocrazia come modello di governance


#1

Questo thread nasce dalla volontà di approfondire il tema, già trattato in una delle video lezioni, dell’ Adhocrazia in quanto modello di governance e di regolamento di processi partecipativi.

Nello specifico, dopo aver approfondito anche altre definizioni del termine, il mio interesse ricade sulla forma giuridica delle organizzazioni che decidono di applicare questo modello di governance. Quali risultano essere le forme giuridiche più coerenti? Quali possono risultare, invece,in qualche modo “controproducenti” o quantomeno non adatte?


#2

mi sembrava interessante questa definizione in merito


#3

Non importa tanto la forma giuridica, quanto la cultura (d’impresa) del team che adotta questa modalità.
L’esempio di Cocoon Projects è abbastanza palese, loro sono un srl ma adottano metodologie di governance adattiva e aperta, che loro stesso hanno scritto. Si chiama Liquid0.
Non coincide al 100% con i concetti dell’adhocrazia, ma ha molte cose in comune.


#4

Quello che però io mi chiedo è: davvero questa metodologia di governance può essere applicata indipendentemente dalle gerarchie imposte dalla forma giuridica applicata all’organizzazione? Un organigramma particolarmente verticale permette l’applicazione di un modello così basato sulla distribuzione trasversale delle responsabilità e sull’eterogeneità delle competenze?


#5

Un mese fa ho letto un articolo bellissimo su medium che parlava proprio dei modelli governance formali e informali all’interno di un’organizzazione. L’ho cercato tipo un ora ieri ma non l’ho trovato.
Ti mando questo che trovo comunque molto interessante:


#6

fantastico dani, appena ho un attimo leggo


#7

Vorrei aggiungere un po di carne al fuoco su questo argomento.
Condivido con @Daniele_Bucci quando dice[quote=“Daniele_Bucci, post:3, topic:503”]
Non importa tanto la forma giuridica, quanto la cultura (d’impresa) del team che adotta questa modalità
[/quote]

in questo caso il concetto di impresa sarebbe da definire, però il concetto che sia più un atteggiamento culturale, per esempio di un gruppo di persone o un’associazione di vicini e perché no un’ente pubblico (che rimanda all’idea di e-stituzione) è la chiave pre cambiare il punto di vista sull’argomento.
In quanto aspetto culturale, è difficile da “insegnare” o trasmettere e addirittura imparare, ha un carattere pragmatico e legato al fare e all’esperienza.
Per questo può essere utile riferirsi al termine Jugaad https://en.wikipedia.org/wiki/Jugaad
ossia una soluzione innovativa e temporanea a piccoli problemi e con poche risorse, che però presuppone un approccio creativo che può dare seguito ad un’approfondimento sulla “tecnologia” applicata dalla soluzione temporanea, ed in questo senso avere una continuità oltre alla contingenza del momento.
In questo senso con tecnologia si intende quanto sta dietro e rende possibile l’applicazione, per esempio, di un software ad un hardware. (un cellulare)

é utile ricordare che l’adhocrazia ha un carattere perlopiù temporaneo, si parla più infatti di soluzioni, comportamenti e atteggiamenti adhocratici.
Sono cioè dei processi contestualizzati e con uno scopo preciso (dal altino ad hoc ) di governo (dal greco kratein), forme di organizzazione flessibili e adattabili, ma soprattutto informali e che usano i “vuoti” delle normative e legislazioni, applicate a situazioni problematiche concrete che una volta arrivate alla “soluzione” o comunque ad un cambiamento hanno difficoltà a mantenere un carattere duraturo poiché non vi sono più presupposti coi quali sono state pensate. Basta pensare che nasce principalmente in contrapposizione al termine burocrazia,cioè con la chiara opposizione di un carattere spontaneo e flessibile ad atteggiamenti formali e rigidi.

C’è stata una mostra molto interessante ad Atene nel 2015 Adhocracy Athens che vi invito a guardare (i progetti e le opere esposte sono tutte online) per ampliare un po la visione e vederne le applicazioni, al di la dei modelli di governance, nell’arte, nella tecnologia e in progetti urbani. La mostra era curata da dpr-barcelona (che vi consiglio di seguire se siete interessati a queste tematiche) e @IRA.C @IRAC.2 ha partecipato con il progetto Free University perciò potranno aiutarci e contribuire a questo dibattito.

La domanda che poni @Frankleen è molto importante e chiaramente non credo ci sia qualcuno con una risposta, ma è interessante cercarla insieme.
dal mio punto di vista credo che l’adhocrazia possa essere riferimento per la governance, di un progetto o una comunità o un’impresa, ma non sia qualcosa da applicare come un modello di gestione.
Credo coinvolga le relazioni umane che si instaurano tra le persone, la capacità di mettere insieme le necessità e la creatività di ognuno, è sicuramente una atteggiamento che possiamo definire beta permanente e cioè la capacita di continuare a verificare, rimettere in discussione e riscrivere il “codice” della governance che ha molto a che fare con il la multiappartenenza di cui abbiamo parlato spesso nel corso.

Personalmente intendo la governance non tanto come delle regole che un gruppo di persone si da per il raggiungimento di alcuni obiettivi, ma come la capacità di creare relazioni nel gruppo capaci di sostenere le persone nel processo di ricerca e verifica degli obiettivi, personali e comuni, e successivamente nel raggiungimento degli stessi. Le regole e i modelli (impresa, cooperativa, associazione, fondazione, gruppi informali, ecc…) che si applicano, in quanto ci dobbiamo molte volte confrontare con sistemi burocratici, sono degli aspetti formali che passano in secondo piano.

continuiamo!!


#8

Bomba, grazie @FrancescoP!

Mi sembra di aver già sentito parlare di Jugaad, pratica interessantissima che nasce - e riguarda più spesso l’oriente - e che ha dei connotati culturali secondo me di assoluta rilevanza, che si rifanno ad uno stile di vita ed un atteggiamento nei confronti dei problemi che è piuttosto peculiare. Mi viene da pensare a quella famosa metafora sull’antica tradizione giapponese di riparare le crepe dei vasi con l’oro (tecnica Kintsugi) per valorizzare l’imperfezione. Credo anche che tutto questo abbia un po’ a che fare sia con la definizione di resilienza che di antifragilità, @Daniele_Bucci mi saprà sicuramente dire meglio.

Molto bello anche l’articolo sulle gerarchie, mi trova molto d’accordo sulla questione che non si tratta di istituire dei modelli organizzativi senza differenti ruoli di potere, ma di essere in grado di esercitare il ruolo di boss piuttosto come facilitatore e coordinatore, che come capo. Mi sento di dire che mi verrà molto utile approfondire l’argomento in vista della recente nascita di UFFA